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Cave Faccanoni

Dire Faccanoni a Trieste vuol dire cave, ma anche “curva Faccanoni” divenuta famosa ai tempi della mitica Trieste-Opicina.
I lavori per la cava furono iniziati nel 1907 dall’ing. Francesco Faccanoni, che non so quale grado di parentela avesse o non avesse con i fratelli Pietro, Giuseppe e Luigi Faccanoni che realizzarono importanti opere nell’Impero Austro-Ungarico come l’acquedotto di Vienna e parteciparono alla realizzazione del nuovo porto di Trieste ( s’intende il Vecchio Porto).
Sulla strada che dalle cave sale verso l’Obelisco, sulla destra, c’è un portone importante che porta alla villa dell’ing. Francesco, che dagli eredi fu venduta e passata poi a vari proprietari mi pare inquisiti per attività poco pulite.
Le cave che iniziarono a produrre nel 1911 furono poi cedute ad una società, la Sicat che l’ha gestita fino alla fine ed ora la ex cava è di proprietà del Comune.
Il resto è storia recente. La chiusura negli anni ’80 a causa delle difficili condizioni geostatiche e ambientali, il suo utilizzo per mettere lì nel 2007 i materiali ricavati dagli scavi per le gallerie della GVT ( Grande Viabilità Triestina), i vari progetti di riqualificazione dell’area che, come si vede dalle foto, è transennata.
Negli anni ’60 fu scoperta nella parte sud della cava una grotta di rilevante entità con una profondità di 150 metri dalla sua imboccatura. E’ chiamata Abisso della cava Faccanoni.

Una cava è come una ferita nella montagna.
Riqualificazione vorrà presumibilmente dire riempimento con materiali inerti di scavo come è avvenuto nel 2007 con i materiali provenienti dai lavori per la GVT.
Già ora la forza delle piante capaci di nascere anche nei posti più impensati stanno pian piano uscendo, invadendo, coprendo. Se la riqualificazione sarà in questa direzione sparirà questo faro diurno.
Così come quello della Vittoria dice di notte dov’ è Trieste, così di giorno la cava Faccanoni indica la città a chi viene per mare o a chi, in territorio sloveno, scende verso Capodistria, ma più in là la visione della cava dice che lì sotto s’apre la città.

 

 

La mia Trieste, 18 Dicembre 2015