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Stazione marittima

Andare in America con l’aereo era solo per ricchi molto ricchi. E allora la nave passeggeri era, fino agli anni ‘70, il mezzo abituale per i grandi spostamenti delle persone tra i continenti.
Prima della seconda grande guerra, navi come il Conte Rosso,  Conte Verde, Conte Biancamano, Conte Grande, Giulio Cesare, Duilio, il famosissimo Rex e l’altrettanto famoso Conte di Savoia, il Nastro Azzurro con il suo record di velocità del 1938.
Nel dopo guerra navi come la Saturnia, Vulcania, Michelangelo, Raffaello, Andrea Doria, Cristoforo Colombo, Asia, Africa, Europa, Leonardo da Vinci.
Molte di queste navi facevano scalo a Trieste e la Stazione Marittima era l’accogliente attracco e luogo dove i passeggeri sostavano per il tempo necessario alle varie formalità di imbarco o sbarco.

L’esigenza di una Stazione passeggeri per il traffico marittimo viene giustamente percepita dall’ Amministrazione dei Magazzini Generali (1) subito dopo la prima guerra quando il traffico marittimo ha un salto notevole per numero di viaggiatori – soprattutto emigranti – e conseguentemente molti sono gli investimenti in nuove navi più grandi, veloci e confortevoli.
E’ il periodo delle grandi opere italiane a Trieste, il periodo della realizzazione di grandi strutture come il Silos, l’Idroscalo ed appunto la Stazione Marittima.
Opere che sono divenute possibili perchè nel precedente periodo (dall’inizio secolo al 1914) l’Amministrazione si era fatta carico di grandi lavori come il rifacimento delle rive, l’ampliamento del molo Sanità (quello che poi sarà chiamato Bersaglieri), lo Scalo legnami e i moli V e VI.
La necessità di una stazione marittima era emersa in modo chiaro con un raffronto che fu fatto dai Magazzini Generali con i principali porti europei che, tutti, erano dotati di un luogo adatto a ricevere ed imbarcare passeggeri per il sempre più nutrito traffico passeggeri via nave (2).

L’incarico di questa struttura è affidato agli architetti Zammattio e Nordio. Dopo la morte del primo – già molto anziano ed amico del padre di Umberto Nordio – (3) quest’ultimo prosegue da solo nel lavoro di progettazione durato due anni (1926 – 1928).
La Stazione s’ha da costruire sul molo Bersaglieri così denominato nel 1923 quando a Trieste tanti nomi di vie e piazze cambiano per far dimenticare l’austriaco passato ed inneggiare all’italico presente.
E prima di essere molo Bersaglieri, a partire dal 1909, era molo della Sanità. Il perchè di questo nome ce lo spiega l’eclettico Richard Burton, console inglese intorno al 1870 (4).
E ancor prima, cioè dalla sua origine nel 1798 e rifacimento nel 1850, molo Porporella. Qui è invece il più volte citato Generini a spiegare l’origine del nome (5).

La storia del molo Bersaglieri non è solo quella di un arrivo trionfale di soldati vincitori salutati come, con prosa roboante, descrive il prof. Silvio Rutteri (6).
E sulla parete della facciata verso destra una targa commemora, anche lei con molta enfasi, l’evento (7).

La storia però è fatta anche di tante lacrime e fazzoletti sventolati da chi restava e da chi partiva per terre lontane in cerca di fortuna. Quasi 25 mila i fazzoletti sventolati dalle paratie delle navi nel decennio del ‘50 e chissà quanti in più sulle rive per padri, madri, zii forse troppo vecchi per un salto nel buio. E anche amici. Partire per non tornare perché il tornare avrebbe voluto dire il fallimento di un progetto di nuova vita.
Una targa sulla parte destra della facciata ricorda questo esodo dove sempre i triestini arrivati in terre lontane si fecero onore e molto furono stimati per l’impegno nel lavoro (8).

La storia del molo bersaglieri è anche triste gioia per quella fregata militare inglese che, accompagnata da urla e fischi, partì a fine ottobre ‘54, con sulla plancia il generale Thomas Winterton, in quegli anni comandante alleato del Territorio Libero. Nella sua valigia l’intera responsabilità dei morti e feriti per le cariche della polizia civile che arrivò a uccidere persino sull’altare di Sant’Antonio Nuovo.

Due erano i magazzini adibiti al commercio del vino sul molo Bersaglieri quando Umberto Nordio riceve il suo incarico. Egli decide di demolire il 41, cioè quello più verso terra e lì sopra edificare la Stazione Marittima e di lasciare il 42 che tutt’ora – ristrutturato – va a terminare il molo.
Dal 1928 al 1930 l’opera è costruita e consegnata pronta all’uso nell’ottobre del ‘30.
Anche qui – come visto per parecchie grandi opere dell’epoca – tempi di realizzazione molto brevi ed assolutamente non paragonabili a quelli cui noi oggi siamo abituati.

Al piano terra Nordio colloca le sale dedicate ai passeggeri di III classe ed agli emigranti. Quivi inoltre i relativi locali della dogana, il deposito bagagli, l’ufficio passaporti, i locali per le visite mediche ed il buffet.
A queste zone si accedeva dai lati laterali della Stazione.
Sulla monumentale facciata anteriore i tre portoni vedevano entrare i passeggeri di II e I classe e gli equipaggi delle navi. Varcati i portoni della facciata, l’ampia scalinata a due rami in pietra del Carso portava al primo piano con le sue sale per questa classe di passeggeri, una saletta per eventuali personalità di passaggio e tutti i relativi servizi (buffet, bagagli, visite mediche ecc) come al piano inferiore.
L’imbarco dei passeggeri è garantito da una struttura in ferro posta tra l’edificio e il limite con il mare che è dotato di una specie di passerella per le persone al primo piano e di scale per le persone della III classe che arrivavano dalla banchina.
Più in là, quasi analoga struttura per il caricamento dei bagagli.
Oggi una di queste strutture è visibile – seppure in cattive condizioni – in Porto Vecchio poco prima della Centrale Idroelettrica.

Di notevole impatto è la facciata che Nordio ha voluto nella parte alta con un timpano centrale, un orologio ed ai lati 2 bassorilievi realizzati dallo scultore Asco (9). Sotto e non più esistenti, v’erano a lato delle 3 porte lignee due bassorilievi con la figura del fascio littorio.
Per questa costruzione si rese necessario l’ampliamento del molo portato a 180 metri di lunghezza e lavorando sul lato nord (cioè verso il molo Audace) aumentandone la larghezza.

Davanti alla Stazione Marittima v’era un edificio per la dogana. Una vera stonatura che lì rimase fino al 1966 nonostante le naturali critiche al permanere di questa costruzione proprio lì, a nascondere la sobria bellezza di quella facciata (10).
Demolita la Dogana al suo posto è stata posizionata la statua in bronzo di Nazario Sauro realizzata dallo scultore Tristano Alberti (11), nel cinquantesimo del suo sacrificio perché condannato a morte per avere disertato l’esercito austriaco e combattuto in quello italiano (12).

Sì, ma oggi?
La nuova vita della Stazione Marittima si chiama congressi e crociere.
Per fortuna il rapido declino delle navi passeggeri è avvertito in tempo e già a metà anni ‘80 la ristrutturazione della Stazione apre la strada dei congressi e ai congressisti. Spazi del tutto ristrutturati e concepiti modularmente per venire incontro alle diverse necessità di chi organizza un simposio.
In tempi recenti anche il magazzino 42, quello in cima al molo, viene ristrutturato e diventa un Giano bifronte. Con le sue 2 sale è pronto a ricevere congressisti, ma anche passeggeri delle navi crociera.
Nella cerimonia di inaugurazione del luglio 2013 si mette in evidenza che il magazzino 42 è in grado di soddisfare le esigenze di imbarco e sbarco di 2 navi contemporaneamente e che
le 2 sale – la Ambriabella e la Dionea (13) – sono state progettate anche per ospitare convegni.

Come mostrano i grandi cartelloni che quasi sempre sovrastano l’ingresso principale della Stazione Marittima, i congressi sono frequenti. Nel 2017, 160 giornate alla Stazione Marittima e 36 al Magazzino 42.

Il mercato delle crociere è ben complesso e difficile, ma Trieste – il cui porto ha vocazione essenzialmente di traffico merci – si difende.
Nel 2017 ben 71 “toccate” di navi crociera con una permanenza in banchina mediamente di 10 ore. 121 mila i passeggeri nel 2017. Dunque con beneficio per la città, i suoi ristoranti, bar, negozi e chissà forse anche qualche museo
.
Un dato che era stato presentato in un convegno organizzato dalla TTP S.p.a. nel lontano 2013 parlava di 4,5 milioni di euro lasciati in città dai crocieristi.
A queste “toccate” si aggiungono attracchi di navi piccole da crociera per gruppi, velieri in giro per Adriatico e anche qualche nave da guerra.

Per il corrente 2018 il traffico dovrebbe rimanere invariato salvo qualche mutamento di contenuti: minor impegno della Costa Crociere compensato dalla compagnia tedesca Tui con la nave Mein Shiff 2 e dalla spagnola Pallmantur con la nave Horizon.

In tema crociere si legge spesso di una concorrenza tra Trieste e Venezia. Le due città storicamente non sono mai state amiche proprio per ragioni di traffici marittimi.
Oggi la concorrenza è però sul traffico merci e non su quello delle crociere, stante il fatto che queste navi di solito fanno rotta tra Dubrovnik e Venezia con scalo a Trieste che, da sola, difficilmente riuscirebbe ad attrarre questi colossi del mare.
A lato di queste concorrenze o non concorrenze per le crociere va citato, per amore di completezza (completezza sempre comunque relativa stante la complessità di questi temi), la intricata questione se le grandi navi da crociera possono o non possono navigare in laguna e se in conseguenza di questa limitazione, Trieste potrebbe avere dei vantaggi (14).
Quando sul Piccolo si legge che a causa della nebbia o per qualche motivo giuridico-burocratico la nave “salta” Venezia e fa scalo a Trieste si deve intendere che a Trieste e non a Venezia avvengono le operazioni di “homeport” ossia di inizio o fine crociera con i passeggeri che si imbarcano o sbarcano nel nostro porto. Non invece che si ha una “toccata” che comunque è già quasi sempre nel programma.

Trieste con la sua Stazione Marittima è anche luogo ideale per le cerimonie che accompagnano l’inaugurazione di questi colossi non appena sono completati dai cantieri di Monfalcone nonchè finito l’allestimento e le prove di collaudo. C’è l’attracco, c’è la vicinanza con il centro città, ci sono le sale adatte per questi tipi di eventi.

Se la “Symphony of the Seas” che abitualmente fa scalo a Civitavecchia arrivasse a Trieste, sporgerebbe dalla fine del molo di ben 130 metri. Un po’ di borin e … sarebbe impresa ardua tenerla attraccata al molo.
La lunghezza attuale del molo Bersaglieri è di (soli) 240 metri sul lato sud e 220 sul lato nord.
Per ovviare almeno in parte all’ inconveniente della sempre maggiore differenza tra lunghezza nave e lunghezza molo, è stato messo nel mare davanti alla sua testa, più o meno a 100 metri, un dolphin.
(15)
Ma nei piani della TTP S.p.a. c’è anche il reale allungamento del molo Bersaglieri stante l’approvazione nel 2015 del Piano Regolatore del porto.

E il prossimo futuro potrebbe dunque far apparire l’edificio della Stazione Marittima un piccolo villino di campagna quando qualche “Symphony of the Seas” dovesse arrivare con i suoi 360 metri e soprattutto con la sua altezza rappresentata da 18 ponti.

Nota 1
I Magazzini Generali nascono nel 1880 come ente di diritto pubblico, ma il loro passaggio sotto lo Stato è del 1926 come Azienda per l’esercizio dei Magazzini Generali di Trieste. Ciò ha comportato che tra i membri vi fossero oltre che ai principali soggetti interessati al porto anche quelli del Comune, delle Provincie di Trieste, Gorizia, Udine, Pola, della Regione e che ai Magazzini Generali fossero delegate molte importanti funzioni relative al porto.

Nota 2
…. la necessità di erigere una stazione marittima per i passeggeri ove possano attraccare in ubicazione adatta i grandi transatlantici che devono poter offrire ai passeggeri sia all’imbarco che allo sbarco quelle comodità alle quali altri porti nazionali ed esteri largamente provvedono. L’ubicazione scelta è il molo Bersaglieri sito in posizione centrale rispetto alla città, ai Punti Franchi ed in prossimità pure ai grandi alberghi e uffici pubblici.“
Così commentava il Piccolo la notizia della decisione di costruire la Stazione Marittima.

Nota 3
Tra le principali opere di Umberto Nordio vanno ricordate il Tribunale, l’Università, la Casa del Combattente (oggi palazzo della Regione), il mausoleo a Oberdan nonchè vari complessi di edilizia popolare.

Nota 4
Così scrive Sir Richard Burton: “Molo della Sanità (così era conosciuto al tempo), il più corto dei moli; fronteggia gli alloggiamenti del Governo marittimo, dell’ufficio dei piloti (Corpo dei piloti e della Sanità) e completamente occupato dal Casino della Sanità (ufficiale sanitario) che è stato recentemente ingrandito.”

Nota 5
Il nome di porporella viene dato in tutta la vicina penisola a moli antichi rovinati. Un piccolo molo siffatto esisteva sino al 1798 a capo di questa via [via Porporella, ora via Boccardi, perpendicolare alle rive proprio di fronte al molo in questione. N. di R.], che andò formandosi in sui primi anni del presente secolo [ 1800 – N di R.], e quindi il nome che le rimase”.
Trieste Antica e Moderna – Generini, 1884.

Nota 6
“…. il passo accelerato e saltellante dei militari di quell’arma, che in quel lontano vespero avevano suscitato una nota ancor più alta dell’entusiasmo di noi che premevamo acclamanti intorno al generale Petitti di Roreto e ai primi fanti gettatisi al nostro abbraccio” …… “si avverò di colpo un entusiastico voltar di faccia e di persone verso quelle note brillanti e un accorrere quindi a strappar piume dai loro cappelli e baci dalle loro bocche”…
Trieste, storia ed arte tra vie e piazze”, S. Rutteri, Ed Lint, Trieste

Nota 7
Primi
dalle navi d’Italia
all’amplesso di Trieste
balzarono
i BERSAGLIERI

III Novembre MCMXVIII “

Nota 8
L’Associazione Giuliani nel Mondo ha voluto ricordare i giuliani partiti da questo molo per terre d’oltremare con questi versi di Romeo Varagnolo su una targa messa nel 1990 sulla parete della facciata.

Trieste diede a ciascuno
un pezzo del suo cuore
un seme
fu piantato per bene
nel suolo duro e lontano
nacque un nuovo fiore
dal profumo nostrano”

Romeo Varagnolo con questi versi parla di sè, di uno come tanti altri triestini partito per l’Australia. Lì si fece apprezzare per la pittura e la poesia, quasi sempre con un solo tema: Trieste.

Nota 9
Scultore di cui si è fatto cenno alla nota 2 dell’’articolo dedicato a piazza Garibaldi. A quella nota rimando chi ha voglia di sapere di più. Qui solo breve cenno per dire che sua è la statua dorata della Madonna così come la figura femminile sulla tomba di Ferdinando Ceretti, insigne fotografo ritrattista con lo studio in Corso Italia, nonché i bassorilievi sul portale del cimitero di Sant’Anna.

Nota 10
Sulla “Rivista mensile della città di Trieste” v’è un commento all’opera appena realizzata dove si rimarca la stonatura dell’edificio della Dogana in quella posizione.
La facciata “guadagnerebbe nell’essere liberata dal basso edificio della Dogana che le sta dinanzi e le toglie aria e luce. Demolita la Dogana, la Stazione Marittima apparirebbe tutt’altra, anche con le volute sproporzioni tra i bassi ingressi quadrati e la vertigine degli alti pilastri che raggiungono il modesto frontone.”
Ma il commento della Rivista si conclude con un plauso alla funzionalità della Stazione marittima che ha tutto ciò che un edificio con quello scopo deve avere.

Nota 11
Di Tristano Alberti oltre a questa di Nazario Sauro si possono ricordare le statue di Virgilio Giotti in Giardino Pubblico, la statua del Petrarca poco fuori l’atrio del liceo Francesco Petrarca di via Rossetti, i rilievi nel Tempio Mariano, e vari monumenti funerari nel cimitero di Sant’Anna (famiglia Godina, Culot, Sponza ed altre)

Nota 12
Senza entrare in alcun giudizio sull’operato politico di Debora Serracchiani, quale Presidente della Regione dal 2013 al 2018 vanno ricordate le sue parole dette in occasione del posizionamento di questa statua e che rappresentano una assoluta rarità. Molto difficile infatti trovare cenni di onore e memoria verso chi – triestino o giuliano o istriano o dalmata – tenne,
in quali di suddito dell’Austria, la divisa austriaca e con questa divisa addosso, morì. Uno di quei buchi di memoria in cui Trieste talvolta cade.
“… allo stesso modo in cui onoriamo Nazario Sauro vogliamo però ricordare anche gli altri caduti della Grande Guerra: gli irredenti giuliani che partirono volontari, e tutti i triestini, friulani, istriani e sloveni che vestirono lealmente la divisa austriaca, o magari quella serba. Persone coraggiose che noi possiamo onorare …”
Le possiamo onorare, però non c’è nessun elenco, nessuna lapide con nomi che da qualche parte ricordi concretamente chi da triestino e quindi arruolato nell’esercito dell’Austria, è morto da “nemico” in quella assurda guerra nata per ben altri motivi che non la “liberazione di Trento e Trieste”, le due note città separate da un ponte così come volle per decenni l’immaginario della stragrande maggioranza degli italiani. Felzegi di Muggia

Nota 13
Nel 1962 vengono varate dal cantiere Felzegi di Muggia le 2 motonavi gemelle Dionea e Ambriabella. Le rotte sono verso Capodistria e verso Grado con fermate intermedie.
Onorato servizio fino al 1976 quando sono messe in disarmo. La Dionea comunque sopravvive ancora e dopo vari passaggi di armatore è stata ristrutturata a Genova e adibita a yacht per piccole crociere. La Ambriabella invece …

Nota 14
La Capitaneria del Porto di Venezia aveva limitato con una sua ordinanza il passaggio delle grandi navi da crociera negli spazi di mare dove le onde provocate dalla navigazione risultavano pregiudizievoli per i palazzi. Ossia canale della Giudecca e davanti a San Marco.
Il Tar del Veneto con sentenza del 2015 ha annullato tale ordinanza con buona pace dei danni all’ambiente. La querelle di natura politico-giuridica continua così come da consueta italica prassi.
Ad aprile 2018 un altro piccolo tassello di questa vicenda. Il Tribunale di Venezia assolve 26 persone (26 perchè le altre non identificate) che nel settembre 2013 si erano tuffate, con variopinti costumi e riprese dalle Tv di mezzo mondo, davanti San Marco per sensibilizzare l’opinione pubblica sul transito delle grandi navi nelle acque di Venezia. La Capitaneria di Porto li aveva multati per complessivamente 50 mila euro di multa per violazione del divieto di balneazione (sic!).

Nota 15
Il dolphin è un basamento di cemento affondato nel mare come una specie di piccola diga. In questo caso cinque pali lunghi ben 50 metri affondano nel mare. Essendo lì il pescaggio di circa 10 metri, significa che per 40 metri sono infissi nella terra.
Questo dolphin diventa punto dove fissare le gomene provenienti dalla poppa della nave dando per scontato che le navi arrivano sempre di prua verso le rive.

La mia Trieste, 9 Maggio 2018