/var/www/lamiatrieste.com/wp-content/themes/lamiatrieste/content.php

I Filtri, spiaggia naturista di Trieste

Assieme alla Costa dei Barbari – il cui territorio è ora parzialmente ridotto dalla realtà nuova di Porto Piccolo – la spiaggia dei Filtri è l’altra zona della provincia di Trieste naturista per antonomasia.(1) Le due realtà nel tempo si sono molto differenziate con la Costa dei Barbari decisamente spartana, un viottolo di accesso molto impegnativo, esclusivamente naturista/nudista, frequentata anche da una piccola comunità gay e la seconda, quella dei Filtri, realtà molto variegata per la presenza di una zona esclusivamente naturista ed una zona textil.

In entrambe le zone molte famiglie e donne da sole. Da ciò si deduce essere luogo di grande civiltà e per questo così apprezzato.
La spiaggia dei Filtri, in entrambe le due zone, è davvero molto cara ai triestini.
La più ricettiva fra quelle libere della Costiera, qualche possibilità di parcheggio (ora molto ridotto dopo le prese di posizione della Polizia Municipale), il conforto della trattoria BellaRiva.

Spiaggia che nel suo insieme concilia esigenze balneari tradizionali nella zona davanti alla trattoria e del porticciolo e quelle naturiste alle quali si arriva girando, una volta arrivati al mare,  a destra oltrepassando il porticciolo e percorrendo quei 100 metri di scogli che rendono il luogo accessibile agli stanbecchi e solo a chi voglia realmente andarci e fare naturismo e no per butàr l’ocio.

Una piccola colonia autogestita da alcuni volonterosi anche se, a dire il vero, la zona è sotto la “giurisdizione” della società Naturista Liburnia (2), che dalla sua nascita nel 1968 coordina le attività naturiste della zona di Trieste, Costa dei Barbari compresa ed è una delle più antiche associazioni naturiste in Italia preceduta solo di pochi anni dall’U.N.I e dall’A.N.I.T.A.
Precisissime regole scritte su nessun cartello (salvo un “Spiaggia naturista – FKK”), ma annusabili nell’aria appena la si respira. Tra queste regole anche quella della non confusione e della massima pulizia non lasciando immondizie.

C’è anche una “vasca” in pietra – più o meno 3 metri  x circa 50 cm ed altrettanti di profondità – di acqua sorgiva che scorre glaciale. Se metti un piede dentro non puoi tornare indietro spaventato dalla temperatura, ma devi entrarci, distenderti restando dentro per qualche secondo. Poi con la massima indifferenza uscire, tanto il peggio è passato.
Fa parte di quelle regole non scritte. Non sei obbligato a farlo, ma se lo fai va fatto comme il faut. Pena qualche appena accennato sguardo di disapprovazione.
La vasca ha una piccola zona (lo si vede anche nella foto) riservata a frigo bevande. Ognuno mette e prende cercando di non sbagliare botttiglia o lattina. Sarebbe disdicevole.

Bon, ‘ndemo ai filtri”.  Ma perché questo nome “filtri” ? Ma questi filtri sono ancora in funzione? Dentro il castelletto c’è però il Laboratorio di Biologia Marina e dunque i filtri … ? Ma cosa c’entrano i filtri?

La zona di Aurisina è ricca di polle d’acqua, forse provenienti da ramo del Timavo. Il fatto divenne particolarmente noto a tutti perchè gli operai che costruivano la soprastante ferrovia lì sotto andavano a rifornirsi.
Preziosissima scoperta per chi stava costruendo la ferrovia perché proprio in quel tratto carsico risultava scarsa l’acqua necessaria per le locomotive sempre affamate di carbone e sempre assetate di acqua.

Il castelletto che ancora oggi fa bella mostra di sé è del 1854 (qualcuno dice 1856 ma poco importa). Sono appunto gli anni di costruzione della ferrovia che viene inaugurata qualche anno dopo nel 1857.
Il Castelletto oltre ad ospitare il Laboratorio di Biologia Marina, (3) contiene le pompe per inviare l’acqua ed alimentare la torre piezometrica che ancora si vede in alto. E contiene le vasche di filtraggio dell’acquedotto di Aurisina, quello che ha rifornito la città dopo la messa in pensione dell’acquedotto teresiano e prima dell’entrata in funzione (1971) dell’acquedotto del Randaccio (vedi “Foci del Timavo”) che è quello che attualmente disseta la città.
Ma se qualcosa va storto per il Randaccio c’è sempre pronto il vecchio impianto di Aurisina con i … filtri del bagno ai Filtri.

La zona a partire da Duino fu ritenuta altamente strategica dagli austriaci e presidiata da batterie di cannoni per difendere quella che in quegli anni era la fonte idrica della città. Ma nessun attacco vi fu mai (4).
Anche i nazisti ritennero tutta la zona strategica e soggetta a possibile sbarco degli alleati,  ma anche in questa occasione tutto rimase tranquillo.

Il porticciolo è piccolissimo. Piccole barche e non più di una ventina e neppure grandi perché il fondale è molto basso.
Dall’alto, sulla costiera dove c’è una piazzola per ammirare il paesaggio, lo si vede solo parzialmente perché il ciglione lo nasconde alla vista né si vede il castelletto con le sue torri merlate progettato dallo stesso architetto (5) del Castello di Miramare.

Si vedono gli scogli dell’ultima parte della spiaggia naturista con i loro abitanti nelle giornate di sole, quelle calde dell’estate o anche quelle molto meno delle altre stagioni, ma di essi naturisti, per la distanza, appena appena si percepisce la nudità. (6)

Nota 1
Il naturismo che per l’Italia proprio qui a Trieste ha iniziato a prendere forma è come leggiamo nella definizione dell’ associazione naturista ANITA – “una filosofia di vita che si basa su un concetto generale di rispetto della natura, di cui sono parte integrante sia l’accettazione della nudità, come qualcosa di buono e giusto, sia il desiderio di potersi spogliare integralmente nei luoghi dove è possibile stabilire uno stretto contatto con il sole, la terra, il mare, i monti e la vegetazione”.

L’idea di un corpo nudo non abbinato alla sessualità parte dall’antica Grecia con il Gymnasiun (Ginnasio!) che era il luogo dove i giovani facevano sport tutti nudi. Poi dopo solo qualche eretico sprazzo con gli “adamiti”, trova una teorizzazione alla fine ‘800 e trova pratica applicazione in Germania dove nasce la “cultura del corpo libero” ossia Frei Körper Kultur.
Questo Frei Körper Kultur con le sue lettere iniziali dà origine alla sigla universalmente nota di FKK e che sta ad indicare una zona, un campeggio, un villaggio, una qualsiasi realtà naturista. Ad es. quella dei Filtri di Trieste.

Il naturismo messo fuori legge dal nazismo ha in quegli anni qualche sviluppo in Francia e Paesi scandinavi per poi arrivare negli Usa negli anni ‘50.
Con la conclusione del secondo conflitto mondiale, – scrive Mario Forgione in un interessante articolo sulla storia del naturismo pubblicato da “Centro Studi e Ricerche CTA – i movimenti naturistici risorsero rapidamente e divennero molto popolari sia in Francia che in Inghilterra. Ed è proprio negli gli anni sessanta e settanta che in Europa e negli Stati Uniti che questa espressione culturale ha particolare diffusione tra le giovani generazioni, legandosi spesso alle istanze di libertà di espressione e di vitalità corporea proprie del movimento Hippy. In quegli anni (inizio 1960  e seguenti.) il naturismo, esportato dai tedeschi, si diffonde nella ex Jugoslavia di Tito”.
E da qui arriva nella confinante Trieste, città dove non era difficile che queste idee attecchissero.

Il naturismo ha una sua disciplina legislativa in molti Paesi, ma non in Italia. Recentemente varie amministrazioni locali hanno dato in concessione ad associazioni naturiste delle zone, ma senza un quadro normativo nazionale.

La pratica del naturismo ha incontrato molte disavventure legali. Per restare alle questioni triestine si rammenta bene come polizia e carabinieri arrivassero con gommoni nei pressi dei Filtri (e qualche volta sulla spiaggia) con un rapido indossare i costumi da parte dei bagnanti.
Oggi ci sono varie sentenze ed anche della Cassazione che fanno testo (non normativo, ma solo giurisprudenziale) e sostanzialmente dicono che non costituisce reato di atti contro la pubblica decenza quelli di “un naturista in una spiaggia riservata ai nudisti o da essi solitamente frequentata.”

Nota 2
L’Associazione Naturista Umanista Liburnia è stata costituita nel 1968 da 4 “amici” con i piedi per terra – dunque non i 4 amici al bar di Gino Paoli – conosciutisi tutti nudi all’Isola Rossa (Crveni Otok) poco a sud di Rovigno dove i naturisti triestini si recavano se non decidevano di andare a Koversada vicino al canale di Lemme, (dunque sempre nella zona di Rovigno), luogo dove il naturismo nella ex Yugoslavia ebbe ufficialmente inizio.

Già tanti anni prima in Istria qualche prodromo vero o leggenda che sia. Si narra di Enrico VIII, re d’Inghilterra che avrebbe fatto del naturismo sull’isola di Arbe (Rab).
Si narra anche di Casanova, naturista proprio a Koversada.

I 4 amici triestini Fabio e Sergio Gregorat, Romano Mantani e Dario Vidmar hanno messo le basi per una realtà associativa che è durata nel tempo ed è ancor oggi ben presente ed attiva seppure con un minor numero di soci.

Calo fisiologico perché negli anni ‘70 – ‘90 lo spirito associativo era molto sentito anche per le difficoltà di ordine legale che i naturisti incontravano. Uno spirito di corpo (guarda caso … spirito e corpo) dove l’unione faceva la forza per resistere alle denunce e per affermare il diritto di prendere il sole nudi in zone riservate in modo da non offendere la sensibilità di chi la pensa diversamente.

Dalla morte di Romano Mantani nel 1995,  presidente dell’associazione è Andrea Turco, uomo agé di lunga esperienza e molto attento ai legami con le realtà naturiste straniere.

Il nome Liburnia. I liburni erano un popolo preromano che abitava nelle zone dalmate fino su verso l’Istria e noto per essere popolo di navigatori e anche di pirati.
I romani adottarono il tipo di imbarcazione che essi usavano perché con ottime caratteristiche di agilità e velocità chiamandola “Liburna”.

Rammento negli anni ‘80 uno dei 4 amici fondatori dell’associazione, Romano Mantani, infaticabile canoista fare miglia e miglia parallelo alla costa – si potrebbe dire davanti alla “sua” costa – come nave “guardiacoste” non da guerra ma di pace. E mi piace pensare che sia stato proprio lui, che tanto tempo passava sulla sua agile imbarcazione,  a volere questo nome per l’ associazione.

Sito Liburnia
http://www.liburniats.org/

Nota 3
Il Laboratorio di Biologia Marina con sede nel castelletto dal 1972 fa parte dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale.
Il Laboratorio porta la sigla di O.G.S. (la si vede anche nelle foto qui pubblicate) che è acronimo di Osservatorio Geofisico Sperimentale che è la denominazione in vigore fino al momento in cui è stato costituito l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale.

Va rilevato che quel “nazionale” è ad abundantiam perché tutto è concentrato nella regione F.V.G. La sede principale è a Sgonico presso la Grotta Gigante dove vengono svolti gli studi di sismologia. Sedi secondarie sono l’O.G.S dei Filtri, il laboratorio di Miramare ed una sede ad Udine.
L’attività della sede ai Filtri è rivolta principalmente allo studio del plancton e di tutte le sue interrelazioni con i sistemi ecomarini.

Nota 4
Molto spiritosamente Halupca e Veronese nel loro “Trieste Segreta 1” Ed Lint scrivono “Questo fortunato gruppo di soldati visse un’esperienza militare assai felice: la batteria non sparò un solo colpo… gli artiglieri d’estate facevano il bagno, d’inverno feste a base di pesce, mangiate pantagrueliche e molte licenze a casa, cioè a Trieste.”

Nota 5
Karl Junker ingegnere ed anche architetto. Proprio questa duplice specializzazione l’ha portato a collaborare con l’ing. Negrelli alla costruzione del canale di Suez e alla progettazione di importanti opere idrauliche.
A Trieste come architetto firma il suo capolavoro del Castello di Miramare e nella sua duplice veste è presente ai Filtri per la costruzione dell’edificio del castelletto, ma anche per gli aspetti di ingegneria delle condotte e filtri.

Nota 6
Negli anni ’70 – allorquando rare erano le spiagge naturiste – rammento molti canocchiali
a scrutare il … mare, ma nella realtà l’obiettivo era puntato verso ben altro.

La mia Trieste, 3 Settembre 2019