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Anticaglie triestine

Studio Tipografico Nazionale
A mi me risulta che el iera operante zà a fine dei ani ’20 e vedo che ghe xe robe sue stampade ancora nel 1977 e po’ no vedo altro.
El iera sai importante e el gà fato tante publicazioni per esempio un saco de libri de cusina de cui parla anche babatriestina (un mito) sul sito atrieste.eu e po’ una marea de libri, monografie su i argomenti più vari. Go contà 156 pubblicazioni fate da ‘sta tipografia.
Insoma iera giusto che i se fazesi publicità

Cavallar
Vecia dita dunque, ma i disi che col pasar del tempo la gabi perso tochi per strada. Me ricordo che con Buda che iera in via Oriani a destra andando in suso, i se contendeva vendita e riparazioni de orologi. Mio nono andava sempre de Buda perchè Cavallar iera troppo raffinatttto.
Adeso dentro de Cavallar qualche signorina che vendi colanine, anei, orecini e qualche orologio sperando in comunioni e cresime. De riparar no se parla.

Serravallo
Pasando de la piazzetta de Cavana la farmacia Serravallo fa bela mostra de sé con quella insegna de bronzo (?) tacada sul canton e sora due lampioni. Una farmacia come tante?
No, perchè oltre a gaver più de 200 ani e esser su quel canton da 150 con dentro mobili de pregio la farmacia iera famosa in tuto il mondo per il suo Vino di China. El vecio Serravallo cioè Jacopo el se gaveva inventà un misciot che i diseva miracoloso come ricostituente e che guariva anche tante malattie: il famoso Vino Ferruginoso di China.
Vendù in tuto el mondo e tanto in America, dove che el protezionismo vietava vin e alcool, ma questo iera … medicinal. E anche chi che iera san come un pese e robusto e forte come Carnera, beveva il Vino Ferrugginoso di China fatto dalla Farmacia Serravallo. Per starghe drio alle ordinazioni el vecio ga dovù verzer un laboratorio aposito a Barcola.
I disi che anche adeso i sia bravi a far miscioti boni per tante robe. Giusto usar erbe e simili se se pol e riservar le medicine chimiche quando che xe sul serio necessario. Opinion personale.

Bagno Romano
El iera in via Pòndares angolo via S. Apollinare. La via Pòndares xè la vieta a destra andando da Piaza Goldoni su per Barriera e prima de la via Madonnina.
L’entrada vera de ‘sto Bagno Romano con la cassa iera in via S. Apollinare.
El Bagno Romano el iera come quel che xe ancora ( 2014) in via Manzoni o quel che xe davanti l’Oberdan osia un bagno publico per chi che a casa no ga docia o vasca e quindi nol pol lavarse come dio comanda, ma anche bagno turco. El Bagno romano gaveva però sai de più come anche masagi, barbieri e robe mediche come anche un dentista che gaveva studià in America. Parlo dei ultimi ani che el iera verto e el ga serà verso la fine ani ’50.
De ‘sto bagno me ricordo ben perchè son entrà un mucio de volte,  no per lavarme ma per compagnar mio papà che tigniva la contabilità de ‘sto logo che iera sta comprà da un certo Ferdinando Ressel, nipote de quel Ressel che ga inventà l’elica.
Mio papà lavorava come ragionier ne la dita Bait & Ressel dove che el iera andà subito dopo la guera perchè de continuar a far l’Uficial del Esercito no el gaveva proprio voia! Un lavor provisorio che però ga durà finchè el xe andà in pension e i ultimi ani … che fadiga a portar a casa el stipendio a fine mese. Sti do soci, Bait e Ressel … che tipi … ! e mio papà che se rabiava.
E iera radighi anche con mia mama una volta l’ano quando che mio papà fazeva el modulo “Vanoni” che iera come adeso saria el 730. . . Ben, mio papà dichiarava come ciapadi anche i stipendi che nol gaveva ciapà perchè el diseva che iera giusto dichiarar e che lo Stato no podeva saver che lu a fine mese gaveva ciapà niente o solo la metà. No so ben perchè, ma de sicuro gente de altri tempi o forse de altri pianeti.

Alberghi diurni
Il Centrale presso la Stazion centrale di cui qua la locandina publicitaria.
Ma mi me ricordo che ghe iera un anche in via San Lazzaro quasi sul canton del Corso. Me ricordo de una scala assai larga che andava soto el livel dela strada. Me par che fossi per gente rafinada. Insoma un che voleva pasar in pase un pomerigio andava là a farse bagni turchi, docce, massagi, farse far la barba e penso anche farse un pisolin.
Questo in via S. Lazzaro se ciamava più precisamente Albergo Diurno Vaccari


Bar Nazionale
Vecio caffè in piazza Unità soto palazzo Pitteri osia vis a vis el cafè Speci.
Prima osia quando che la piazza se ciamava piazza Grande el caffè se ciamava Flora. Ma dopo el ’18 quanti nomi xe cambiai a Trieste !

Lloyd Triestino
Non poteva mancare nelle mie vecchie guide qualche pubblicità del Lloyd Triestino. Ma qui non parlerò del Lloyd perchè solo un libro (di quelli seri e ponderosi) lo potrebbe fare e non un siterello come questo. Un libro con una analisi accurata specie dell’ultima fase, quella che ha portato poi, in pratica, alla fine del Lloyd Triestino, azienda privata, poi statalizzata, poi privatizzata, poi venduta.
Tutte operazioni fatte nell’interesse e per il bene della Società??? Di solito in tutti questi passaggi l’interesse e il bene delle Società è elemento del tutto secondario. Di solito.
Il Lloyd, una realtà che fa parte della storia di Trieste ed in un certo senso ne è anche emblema.
La nascita della Società come Lloyd Austriaco nel 1836 quando tante iniziative industriali e commerciali furono impostate dall’Austria in Trieste;
la consacrazione del successo con la costruzione dello splendido palazzo nella più bella piazza (d’Italia?) nel 1883;
il Lloyd Autriaco che diventa Lloyd Triestino (1919);
il laborioso lavoro di tante navi su tutte le rotte del mondo;
il passare nel carozzone statale della Finmare;
il doloroso lavoro di portare per sempre tanti triestini lontano dalla loro città in cerca di fortuna; l’abbandonare il traffico passeggeri per il trasporto merci e soprattutto container;
il vendere lo storico palazzo di piazza Unità (1990);
il tornare azienda privata ma venduta (1998) alla taiwanese Evergreen;
e poi (2006) sempre sotto il cappello della Evergreen essere Italia Marittima. La sede è nel palazzo tutto vetri di Passeggio S. Andrea dove c’è la Fincantieri. Ad oggi (2014) i dipendenti sono 180.

In sintesi si potrebbe dire: nascita, sviluppo, produttività, trasformazione, declino, globalizzazione ossia fine di una grande realtà che con l’incremento dei traffici via mare poteva avere non solo spazio di vita, ma ancora sviluppo.

In quest’anno (2014) come dal nulla è emerso un dimenticato tesoro fatto di ricordi tangibili come modelli di navi, arredi, documenti, libri, stampe, quadri, porcellane, statue, manifesti pubblicitari, fotografie d’epoca, argenterie, libri di bordo, piani di costruzione, nomi di comandanti, di artisti e di progettisti.
Il Piccolo, a marzo 2014, parla di oltre 6000 pezzi.
Una memoria storica importante per Trieste ed ecco che i politici, sindaco in testa, dicono che va allestita una mostra. Troppo piccolo lo spazio dell’ex Pescheria e allora si pensa ad un magazzino del Porto Vecchio.
Peccato che nel frattempo un certa …. Monassi abbia deciso di chiudere tutta l’area del Porto Vecchio. Motivazione? “Ragioni di sicurezza” non meglio identificate.
Niente mostra e fine di quel lento recupero dell’area con le ristrutturazioni ed aperture al pubblico della Centrale Idromeccanica, della Sottostazione Elettrica di riconversione, del Magazzino 26 e fine delle attività dell’ I
stituto di Cultura Marittima Portuale che intendeva mettere nel costruendo polo museale portuale anche il richiesto sommergibile Fecia di Cossato, la gru Ursus, gli scaloni un tempo alla Stazione Marittima.
Un lavoro di anni (e soldi) gettati alle ortiche. Occasioni perse per Trieste ossia per i triestini e per il suo turismo.

Come è difficile lavorare a Trieste – può essere dunque il titolo della storia del Lloyd Triestino ma – appunto – non solo del Lloyd.

Per chi ha voglia di passare fotograficamente in rassegna anni di splendore suggerisco il seguente link su Croceristi.it

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La mia Trieste, 25 novembre 2015