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Il Canal Grande o Canale Ponterosso

S’i fossi guida
e pigro io fossi
solo al Canale li porterei,
chè lì la città tutta
si può intendere se la si vuole,
e senza null’altro dover dimandare.

Queste pochi versi di un celebre poeta triestino (1) nascondono a fatica una vera verità. Quella che il Canale è un centro in cui mettersi per guardare e intendere e spiegare ad un visitatore la Trieste di ieri e di oggi. Lo sanno bene le guide turistiche che più che portare i loro pellegrini a San Giusto o Miramare s’attardano lungo le rive del canale.

Una guida e il suo gruppo sulle rive sopra il ponte dove principia il Canale che avanti s’ammira fino alla Chiesa … silenzio tutti, la guida sta parlando … un paio di centinaia di metri a destra, ecco dietro quei palazzi, vedete, c’era la Tergeste romana e medievale, più o meno sempre uguale, un triangolo a scendere da San Giusto alla CittàVecchia, qui invece, fuori le mura della vecchia città, acquitrino e poi saline, saline e guerre tremende con i Dogi monopolisti di sale, ecco perché un sorriso anzi dedizione di questa città all’Austria, un matrimonio si direbbe ed era il 1300, sul finire, e dopo alcuni secoli Trieste donna importante, Vienna alfin la scopre ed è da poco il 1700, i traffici marittimi, ecco pronto l’utile canale, le navi dentro con i loro grandi alberi e vele colorate – “vedete qui su queste stampe d’epoca, fatele girare” – , i ponti, ben 3, sì certo apribili, nominati il bianco, il rosso e il verde, ma come ? un tricolore sotto l’Austria, no il bianco era in verità grigio, ma gli irridentisti c’erano e per loro il grigio fu bianco, e ora il curto con le risate della città, Joyce è lì su un ponte, in bronzo lo fece uno scultore e, in giro per la città, gli altri suoi compari Saba e Svevo, la cultura, Weiss, Freud, il manicomio con Basaglia, il palazzo qui a destra è palazzo Carciotti, la cupola in rame, nel 2012 una raffica di bora a 182 di quel cupreo tetto se ne portò via un pezzo, Carciotti mercante e benefattore alla città, e uomini d’affari, Revoltella, senza di lui, pochi forse lo sanno, niente canale di Suez e altri commercianti venuti da ovunque, Carciotti dalla Grecia e il suo dirimpettaio Gopcevich dal Montenegro con questo bel palazzo, fulgente per i mosaici, alla nostra sinistra, dentro v’è il Museo della musica, loro mercatanti, uomini d’affari e tantissimi altri divenuti ricchi, poi grati a Trieste cui hanno lasciato immense fortune, palazzi, soldi, collezioni d’arte, Trieste bella soprattutto grazie a loro, anche il teatro Verdi regalato alla città da un egiziano furfante in patria che onestamente qui commerciava, su quel palazzo a destra una targa, tra poco andandoci lì sotto la vedremo, in onore di Maria Teresa, unico unico tributo – come mai ? – della città a una regina che l’ha fatta regina, Trieste austriaca o italiana? e Oberdan davvero chi era, ricca lì sulla destra la chiesa serbo ortodossa, ma in giro per la città tutte le religioni hanno la chiesa, lì, vedete, s’apre la piazza Ponterosso, le venderigole a vender pere e cocomeri e tutto dalla terra con tutti i tempi di sole e di bora in un tempo non lontano, una città che cambia e lì in fondo c’è il sagrato della chiesa imbrattato di sangue innocente, era il 1953 anno importante, assieme a quello dopo, le guerre mondiali prima e seconda, finita la seconda, una città per 9 anni in bilico tra oriente e occidente come luogo di scontro tra le grandi potenze del mondo, guerra dunque finita, ma non per Trieste, gli architetti in cerca di lavoro che vorrebbero ora cambiare volto al canale e alla bella piazza davanti alla chiesa, città che cambia sotto la spinta di un ritrovato vigore, il porto, nell’800 per merci secondo del Mediterraneo, ora il primo d’ Italia, meglio della rivale Genova, il porto di Trieste e la Cina ma Trump non vuole, nuovi grandi alberghi, i turisti tanti e le loro … guide.

Tre ore per spiegare la città di ieri e di oggi usando un semplice Canale. Spiegarla e farla intendere.

(Nota Bene n. 1. “Turisti tanti”. Era l’inizio del 2020 quando questo testo è stato scritto. Chi poteva immaginare. Ma torneranno, torneranno)
(Nota Bene n. 2. “la Cina ma Trump non vuole””. Era l’inizio del 2020 quando questo testo è stato scritto. La vicenda del siluramento di Zeno D’Agostino, Presidente dell’Autorità Portuale Alto Adriatico non era ancora triste realtà. Tre sono le ipotesi formulate per spiegare questa vicenda. Una, e non pare fantapolitica, passa attraverso Trump. Trieste porta della Nuova Via della Seta con aperture e ipotesi commerciali da parte del Presidente del porto di Trieste verso il colosso cinese. Aperture fortemente criticate da Trump con i toni a lui abituali).

A guardare da un drone alla fine della sua costruzione nel 1756 il Canale lo si vedrebbe diviso in 2 specchi d’acqua, uno più lungo, quello verso il mare e uno più corto, quello verso la Chiesa separati da un ponte in vivo colore rosso.

C’era una volta un ponte.
C’erano una volta due ponti.
C’erano una volta tre ponti.
C’erano ancora una volta due ponti.
Ed infine c’erano ancora tre ponti.

In qualche città d’Italia si gioca al gioco delle tre carte e qui al gioco dei tre ponti. Paese che vai …

Nota 1
Un incipit in forma scherzosa.
Vi assicuro che questi sono i primi versi che io ho scritto in vita mia e prometto anche gli ultimi. E comunque per scriverli ho dovuto copiare un po’ da Cecco Angiolieri (poeta tra il 1200 e il 1300) con il suo
S’i’ fosse foco, arderei lo mondo;
s’i’ fosse vento, lo tempestarei; …”
e un po’ dal generoso padre Dante con il suo
che intender no la può chi no la prova” dalla Vita Nova
e poi il suo
Vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare” nella Divina Commedia, Inferno.

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La mia Trieste, 3 Giugno 2020